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Come si riconosce l'olio di oliva Apolio

COME SI RICONOSCE UN VERO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA PUGLIESE


L'Oro di Puglia... il piu' straordinario succo di frutta....


Che cosa significa l’olivo per la Puglia e i suoi abitanti?
Difficile spiegarlo in poche righe.
Ovviamente, potreste rendervene conto visitando questa splendida regione, e constatando con i vostri occhi l’onnipresenza di alberi di olivo nel suo territorio.


Logo della Regione Puglia che rappresenta un albero di olivo

Ma per trovare una risposta plausibile, basta già guardare anche solo lo stemma della nostra regione, su cui campeggia, maestoso, un esemplare di questa pianta.


Da tempo immemore, la coltivazione delle piante di olivo e la relativa estrazione dell’olio rappresentano uno dei punti focali attorno ai quali si snodano la vita e l’economia pugliese, da sempre di forte vocazione agricola.
Insieme ad altri contesti paralleli, come quelli del grano e dell’uva, l’olivicoltura si erge a portavoce e testimonianza di una civiltà contadina, le cui radici affondano nella notte dei tempi e di cui, ormai, i giorni nostri tengono in vita poco più che semplici ricordi.
Olio come storia, dunque.

come si riconsce

«In Italia il 75% dell’olio di oliva che si trova nei supermercati è miscelato con olio di provenienza straniera: il consumatore che acquista un olio il cui costo non supera i tre euro, è sicuro di comprare un olio miscelato».
Lo riferisce Antonio Sacco, docente di Chimica all’Università di Bari, a margine della presentazione del progetto “Loc Elaion”.
L’iniziativa, di cui il Sacco è responsabile, è un progetto che prevede l’analisi delle produzioni locali di olio d’oliva con metodi tradizionali e innovativi (spettroscopia atomica e indagine isotopica), e rientra nell’ambito del programma quadro Interreg III che vede la collaborazione delle Università di Bari e di Ioannina, in Grecia; della Regione Puglia e della Regione delle Isole Ioniche.
I tecnici delle due università stanno analizzando le produzioni di circa 60 aziende pugliesi.
Queste ultime sono state selezionate dalle cinque zone Dop (di origine protetta) per la produzione di olio di oliva: Terra di Bari,
Daunia, Colline di Brindisi, Terra d’Otranto e Terra Tarantina.


La tradizione dell'incantesimo del gusto che si ripete ogni autunno.


Olio di oliva a Denominazione di Origine Protetta (DOP)

La Daunia, la culla dell'olio pugliese.

Scrivere e' importante e lo diventa ancor di piu' , quando per lasciare testimonianza di cio' che un popolo e' stato, e', e intende essere nel futuro ci si affida a quanto di meglio la propria tradizione offre.

Ed e' per questo che il nostro territorio, la cultura millenaria della coltivazione dell'Olivo continua ad, ispirare da sempre generazioni di pugliesi.

La nostra agricoltura di forte connotazione olearia raccoglie i frutti di un intero anno di lavoro durante l'autunno fino agli albori dell'anno nuovo con la molitura delle olive e la contestuale trasformazione in olio di oliva.

L'olio extravergine di oliva Apolio e' il frutto fragrante e dolce, tipico delle cultivar autoctone della nostra pianura .

L'olio di oliva Apolio, estratto a freddo e prodotto con tutte le attenzioni, dal colore caldo e dai riflessi dorati, equilibrato al punto giusto sin dal primo assaggio con spunti palatali che ricordano l'erba verde appena tagliata e' un connubio di attributi gustativi riconosciuti sulle tavole d'Italia e del Mondo.


L'olio di oliva della Daunia fa parte del circuito nazionale degli itinerari dell'olio di oliva e Apolio, attraverso percorsi di qualita' legati alla coltivazione biologica e alla Denominazione di Origine Protetta ( DOP della Daunia), e' riuscito a proporre e commercializzare l'olio extravergine di oliva prodotto nei mercati esteri, in particolare, gli Stati Uniti d'America, Canada, Nord Europa , Giappone e. da qualche tempo anche in Cina.

Condividere l'esperienza del Gusto del nostro Olio di oliva significa continuare a far rivivere l'incantesimo che ogni autunno si ripete, lento ed emozionante, dalla nostra Terra per il nostro Frantoio sulle tavole del Mondo.


apolio

Olio come tradizione, gesti e riti arcaici, olio come oro, olio come sangue e sudore versati dagli uomini, l’umile e dura vita nei campi. Ma non solo: questo nettare, un tempo prelibatezza per pochi, oggi alla portata di tutti, scavalca i secoli e si fa beffa del nuovo che avanza.

Il nostro olio extravergine è ottenuto da una cuvee di diverse varietà di olive (Coratina, Peranzana, Rotondella e Pendolino), raccolte precocemente e tempestivamente inviate alla molitura.

Queste modalità di lavorazione garantiscono parametri di acidità e ossidazione molto bassi.



Occorre guardare attentamente l’olio contro luce, agitandolo all’interno di una bottiglia per apprezzare la fluidità.

Il nostro olio d’oliva, alimento di antichissime origini, paradossalmente assurge a simbolo di una emergente post-modernità, la civiltà dello “slow food”, che si contrappone ai ritmi frenetici (e soporiferi per i sensi) del terzo millennio, e che con orgoglio elegge come paladina del “mangiar bene” la dieta mediterranea, di cui l’olio d’oliva è il protagonista indiscusso.


Assaggia olio

La particolarità del nostro prodotto e' che mantiene una spiccata nota di amaro e piccante che in genere caratterizza un olio di alta qualità, ricco di polifenoli e di profumi (di frutta e di erba) e di sostanze antiossidanti, che devono stimolare la salivazione e la secrezione gastrica, (freschezza e piacevolezza in bocca).

Il lavoro per ottenere un prodotto del genere costa più di un buon vino, che in genere viene apprezzato più di un buon olio (basta considerare che una bottiglia di vino di qualità non ha più un prezzo sul mercato), non considerando che lo stesso olio consumato come alimento e come elemento migliorativo messo a crudo nel piatto prima di essere servito esalta ancor di più i nostri piatti di cucina mediterranea .

Un giusto premio per chi, negli ultimi decenni, con coraggio ha continuato a investire sulle risorse di cui da sempre dispone, senza cadere nella tentazione di cambiare, “evolversi” e cancellare tutto con un colpo di spugna.

Una sorta di riscossa (e non colpo di coda) di ciò che rimane delle radici contadine, al cospetto dell’industrializzazione; volendo esagerare, un’altra piccola lezione per le economie della “globalizzazione” di fine millennio che ora guardano con minor diffidenza alla difesa delle tradizioni e delle tipicità.
Infine, se mi consentite, una fonte di grande orgoglio per noi .



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