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Ulivi che camminano : i patriarchi del olio di oliva pugliese

Gli ulivi che camminano

Ancora si trae olio di oliva nella nostra Regione olivicola Dauna, dicono, da olivi messi a dimora dai compagni di Diomede, l'eroe greco che combatte a Troia insieme ad Ulisse.


Stretto il rapporto tra l'eroe e la Daunia.
Infatti il primo contatto tra Diomede e la Daunia si ebbe con l'approdo alle isole che da lui avrebbero preso il nome di Insulae Diomedee (le isole Tremiti).


Olivi secolari

Sbarcò quindi nell'odierna zona di Rodi Garganico , sul Gargano alla ricerca di un terreno più fecondo e si spostò a sud dove incontrò i Dauni, che prendevano il nome dal loro re eponimo, Dauno, figlio di Licaone e fratello di Enotro, Peucezio e Japige.

L' Ulivo in Puglia, e questo e' provato, era coltivato gia' nel 1200 avanti Cristo, al tempo della Guerra di Troia.

A volte si puo' osservare negli ulivi pugliesi antichi una curiosa conformazione e gli alberi si raggruppano nel raggio di pochi metri, a quattro per volta, mentre larghi spazi, inspiegabilmente vuoti, separano gli uni dagli altri alberi.

Alcuni spazi tra gli ulivi non sembrano avere alcuna spiegazione in apparenza.

Sembra che alla diffusione dell’olivo abbiano contribuito in maniera importante proprio gli uccelli, come testimonia Teofrasto “delle drupe oleose sono ghiottissimi soprattutto i tordi e gli storni: fatta la loro scorpacciata, si librano nell’area e volano lontano…dis-seminando noccioli anche a grande distanza“.

E' un'affascinante fenomeno a disegnare quella strana geografia arborea : gli ulivi
" camminano" e la loro disposizione sono il frutto di una frammentazione migratoria di ceppi antichissimi, forse plurimillenari.

Nessun albero, dicevano i greci, cresce sino al cielo.
Anche quelli delle specie piu' longeve, raggiunta la loro dimensione, muoiono, uccisi dalla loro mole : il legno morto che li tiene in piedi aumenta sino a rendere insostenibile, nei fusti giganti, il rapporto tra la parte viva e quella secca; a volte, il tronco dilata tanto il suo diametro, che comincia a svuotarsi; e piu' si allarga ( la sequioa ad esempio) , piu' il tronco diviene cavo, finche crolla, sotto il suo peso.

L'Ulivo no : cresce, si svuota, diviene cavo, continua a crescere ma, invece di morire restando uno, si scinde in piu' individui, i quali riavviano il ciclo, entro certi limiti di tempo e di spazio.
Questo ci fa apparire eterna la pianta simbolo del Mediterraneo.
L'olivo si potrebbe quasi definire una pianta immortale grazie alla sua capacità di rigenerarsi dalla ceppaia.


SONO alberi carismatici, portano i nomi di santi o di eroi, sono cattedrali vive, architravi del bosco, puntelli del firmamento.
Hanno un valore estetico, storico, religioso e culturale, ma anche genetico.
Sono alberi con un’anima e hanno avuto certamente un angelo custode molto zelante se si sono salvati.
Gli ulivi secolari costituiscono il 10% dei 50 milioni di piante di ulivo esistenti in Puglia.
Esse rappresentano l’aspetto paesaggistico più caratterizzante non solo del territorio pugliese, ma di tutto il bacino del Mediterraneo.

Gli oliveti secolari, al pari di compagini forestali come macchie e foreste, svolgono un ruolo strategico nel limitare la perdita di suolo e l’impoverimento della sostanza organica, contrastando gli effetti dell’erosione eolica ed idrica.

L’oliveto “storico” condotto con metodi tradizionali, a basso impatto ambientale, rappresenta un ambiente seminaturale, rimasto invariato da secoli; pertanto a questo sistema agrario va attribuita anche un’importante funzione ecologica.
Questi oliveti presentano di solito 50-60 piante ad ettaro, talvolta disposte con sesto d’impianto irregolare, assecondando la naturale conformazione del suolo dove il franco di coltivazione presentava profondità adeguate.
Essi sono spesso delimitati da una fitta rete di muri a secco a ridosso dei quali sopravvivono lembi di vegetazione arbustiva spontanea, eliminata in tempi remoti per lasciare spazio alle colture.

Questi habitat, oltre ad avere un innegabile valore culturale e paesaggistico, costituiscono un ambiente di importanza rilevante in quanto vi trovano rifugio specie di piante ed animali, alcune delle quali di notevole interesse conservazionistico.

La frequente presenza di molte specie arboree secolari quali Ceratonia siliqua (carrubo), Prunus dulcis (mandorlo), Ficus carica (fico) e talvolta anche di Juglans regia (noce), Sorbus domestica (sorbo comune), Morus alba (gelso comune), Prunus domestica (susino) e Pyrus communis (pero comune), cui vanno aggiunte diverse specie di querce (Quercus sp. pl.), entità arbustive come Laurus nobilis (alloro), Punica granatum (melograno), Pistacia lentiscus (lentisco), Myrtus communis (mirto) e Rhamnus alaternus (alaterno) e altre specie tipiche delle garighe, rende questi ambienti idonei ad ospitare numerose specie appartenenti alla classe degli anfibi, dei rettili, dei mammiferi

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